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CALABRIA. Catanzaro e la disfatta continua del Pd

CALABRIA. Catanzaro e la disfatta continua del Pd
abramo ciconte fiorita   Il Pd ha perso in tutt’Italia, dal nord al sud, nella tornata di giugno delle amministrative. Com’era nelle generali previsioni, Sergio Abramo si e’ confermato per la quarta volte, e nettamente, sindaco di Catanzaro per il centrodestra. Nessuno aveva davvero creduto alle possibilità di Enzo Ciconte, candidato del centrosinistra, che era arrivato al ballottaggio ma aveva preso addirittura il 13% in meno rispetto ai voti delle sue liste e buona parte dei suoi elettori gli avevano platealmente preferito Nicola Fiorita.

   E così l’altra sera non c’è stata neanche un po’ di suspense. Alle 23 di domenica, al primo exit poll di Piepoli, era già finita. Per il Pd e il centrosinistra una disfatta epocale. Per Abramo un incredibile trionfo dopo 20 anni esatti dalla sua prima elezione.

  Ci sono ovviamente motivazioni nazionali in questa disfatta, visto che in realtà come Genova, Pistoia e L’Aquila, ad esempio, e’ finita nello stesso modo del capoluogo calabrese. Su questo speriamo che si apra una vera discussione dentro il Pd, anestetizzato fin qui da Renzi e dai suoi.

   Ma non vedere la vera e propria tragedia che si e’ consumata in casa nostra per specifiche responsabilità locali (non tutte catanzaresi, anzi…) sarebbe fare torto all’intelligenza. Altro che fuoco amico, come ha cercato di spiegare a caldo Ciconte! La sua, in realtà, è una sconfitta annunciata da tempo, non solo perché’ il Pd locale non e’ stato messo in condizione di dire una parola, ma soprattutto perché’ – a Catanzaro come a Cosenza un anno fa – era stata messa in moto una armata tipo frutta mista, in cui c’era di tutto e di piu’, con il risultato che 1 più 1 più 1  più altro non ha affatto portato alla somma algebrica ma al suo esatto contrario.

  Il motivo e’ presto detto: la politica e’ una cosa e le ammucchiate sono un’altra cosa. I registi di questa operazione-ammucchiata sono gli stessi di quelli che hanno portato 12 mesi fa al trionfo di Mario Occhiuto e caricare tutto sulle spalle del povero Ernesto Magorno sarebbe perciò ingiusto, dando ovviamente per scontato che essendo lui il segretario regionale e’ quello su cui più si indirizzano le critiche.

  A Catanzaro ieri come a Cosenza un anno fa quale messaggio poteva passare unendo Galati, tanto per dire, ai giovani ragazzi del Pd? Nessuno, e infatti si e’ arrivati al tracollo di Ciconte fin dal primo turno, surclassato da Fiorita (altro che fuoco amico Ciconte… c’è stato un terremoto in piena regola!) e Abramo – anche qui come Occhiuto – e’ passato indisturbato per essere lui l’innovatore. Entrambi da sindaci in carica, o quasi come nel caso di Occhiuto.  Incredibile, ma fino a un certo punto.

  A questo aggiungiamo che il Pd locale ha rabberciato una lista solo al sabato mattina, cioè alla scadenza dei termini di presentazione dei candidati ed il gioco è fatto. La minestra servita, condita e salata.

  Se non ci si rende conto che l’elettore a questi presunti potenti che studiano a tavolino strategie e trucchi da ante prima repubblica non ci crede più nessuno si va incontro ad altre bruttissime sorprese. Dall’elezione di Mario Oliverio (autunno del 2014) è stato per il Pd un susseguirsi di sconfitte, le ultime due con candidati a sindaco due super votati a quelle regionali (Guccione e appunto Ciconte), fatti assessori regionali e poi dimessi.

  Più che un campanello d’allarme è, dunque, una campana gigante che non dovrebbe far dormire la notte, a patto che gli strateghi di cui sopra vengano messi in soffitta per non fare altri danni, visto che il loro unico pensiero era ed è solo il posizionamento in vista delle elezioni politiche del prossimo anno. E’ bene che chi dovere lo sappia e lo comprenda fino in fondo per capire chi siano i veri nemici dentro le mura amiche, ma mascherati da amici. Anzi da amiconi!