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CATANZARO. Elezioni, vincitori e vinti

CATANZARO. Elezioni, vincitori e vinti
panorCZ Abbiamo perso tutti. O quasi.

Ha stravinto Abramo. E’ vero. Non ha vinto la città, che in maggioranza si è espressa con il non voto. Abramo ha dimostrato che si può vincere una campagna elettorale, a Catanzaro, pur partendo da una posizione difficile. Al culmine di una attività amministrativa in cui la città appare in caduta libera in tutte le graduatorie sui servizi, sulla qualità della vita, sulla sicurezza, ormai si spara nel cuore della città, come nella Reggio degli anni 70, la disoccupazione giovanile ai massimi livelli storici, il ruolo istituzionale e politico del tutto marginale nel contesto regionale, le periferie condannate al degrado, il centro storico degradato e silente. Abramo ha vinto grazie ad un funambolico uso della comunicazione, attraverso cui è riuscito a mixare  il tempo e la storia di questa città, in un’opera in cui solo Newton era riuscito, annullando il concetto di passato, presente e futuro, impossessandosi delle opere del passato, mostrando il possibile futuro come già presente, dimostrando di essere il migliore interprete della politica come esaltazione delle fake news alla Trump, della gestione del potere in stile House of Cards alla matriciana. E i catanzaresi gli hanno dato ragione. Ancora una volta...

Ha vinto Nicola Fiorita. Ma hanno perso i tanti giovani che hanno seguito il suo movimento con grande entusiasmo, passione e buona fede. Nicola ha rifiutato il dialogo con questo centrosinistra e con Ciconte, aprendo la strada al centrodestra. E oggi tenta il suo percorso politico e personale lontano da Catanzaro. A Roma. In Parlamento all’ombra di una sinistra, sempre più sinistra, dove quel 23% di voti pesa oro. Ma non per i suoi elettori che, magari, hanno creduto in un voto che potesse cambiare questa città per il meglio e che, questi risultati del ballottaggio condannano ad una opposizione sterile e priva di prospettive. Perchè la storia recente ci dice che a Catanzaro non si riesce a fare vera opposizione. E cinque anni sono lunghi da passare. A meno che...

Ha perso Tallini, anche se il suffragio dei voti e il sostegno dei suoi fedelissimi non gli è mancato. Ma la città è sempre più in mano di un Sindaco, che essendo all’ultimo mandato, non dovrà più rispondere ai suoi azionisti di riferimento, dai quali sarà sempre meno condizionato e portato, semmai, ad accentuare la sua tradizionale “inaffidabilità” politica.

Ha perso Piero Aiello, malgrado i tanti voti, costretto a ritornare sui suoi passi e imbarcarsi in una alleanza ormai innaturale, che gli ha fatto perdere la golden share, che avrebbe potuto  comodamente esercitare in un accordo con il centrosinistra. Ha vinto Baldo Esposito, però, e la sua politica dei piccoli passi, un consigliere oggi, un assessore domani. Senza fare male a nessuno.

Fanno flop i 5 Stelle, ma questa ormai non è una notizia.

Ha perso questa maxi coalizione di centrosinistra e quello che rimane del PD in particolare. Un partito che in Calabria e nelle grandi città ha dimostrato di essere senza guida, senza strategia, molto più debole delle sue divisioni interne, alla mercè di una classe dirigente da un anno all’altro interessata solo a come collocarsi, nelle primarie, nei congressi per non scontentare il Renzi di turno o lucrare sulle piccole percentuali di voti ai fini di un seggio in Parlamento o di una candidatura alla regione. Mentre la Calabria è sempre più lontana dall’Europa, ma anche dal resto del paese. Mentre il Governatore è sempre più distante dalle comunità che dovrebbe governare e Catanzaro per lui continua ad essere non il capoluogo della Calabria, ma semplicemente una “cittadella” sperduta nel deserto. Un partito frantumato fra giovani nostalgici di un sogno a piedi scalzi e vecchi sognatori di una diversità sconfitta dalla storia, nel complice silenzio di un mondo cattolico pavido e costretto dagli eventi ad un modesto matrimonio di interesse.

Ha perso Ciconte, sicuramente meritevole di apprezzamento per aver prestato la faccia ad un partito senza volto. Ma ha pagato alto il prezzo della mancanza di esperienza nel ruolo, laddove occorrono dimestichezza empatica nel rapporto con il quotidiano, la durezza dei problemi di una città in cui occorre spesso affondare le mani oltre che la mente.

Ora è veramente finita. Come nel gran finale dei film di Fellini, luci che si spengono su vincitori e vinti, burattinai e marionette, tutti in fila, sulle note musicali di una marcetta melanconica della banda del paese.

Coraggio, questa è la Catanzaro che verrà.