La Calabria ha fatto male, da sempre. E’ salva la narrazione di terra immutabile e drammatica

La Calabria ha fatto male, da sempre. E’ salva la narrazione di terra immutabile e drammatica

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La Calabria fa male. Ha sempre fatto male la Calabria, ma a furia di imbottirci di anestetici ce ne eravamo dimenticati. Avevamo rimosso la gravità della malattia. Poi è successa la pandemia e gli anestetici sono finiti un po’ per tutti. Il male della Calabria ci è arrivato addosso, come una brutta notizia, che tutti sapevamo, ma che è sempre meglio rimuovere.

La Calabria fa così male, che il vaso di pandora è stato scoperchiato, senza che tuttavia niente cambiasse. La narrazione è sempre la stessa. E si sa che a furia di narrare la medesima storia, tutti si adeguano, dal primo ministro all’ultimo cittadino e le azioni e le scelte seguono la scia.

In principio è stato un video, uno spot, nelle intenzioni filo-calabrese, nella realtà una retrocessione dimenticabile dell’arte, commissionato a un regista che scrive dialoghi degni di oblio. Se questo ci sembrava cosa grave e offensivo per l’intelligenza di un popolo, non sapevamo che la pandemia avrebbe mostrato un altro dolore. Il commissariamento della sanità, che ha svelato inadeguatezze, incompetenze, disturbi psichici, scelte che sfuggono alla logica e al buon senso.

È forte la tentazione nel credere che è così che deve andare, che è così che la Calabria e la sanità devono essere, sempre in affanno, povere e dimesse per chissà quali architetture altre, chissà per quali poteri inattaccabili. Così come non si può non pensare a una profonda sciatteria nel prendere decisioni coraggiose, dove gettare nel cesso i giochi dei potenti.

Era finita da poco l’incazzatura per il video di Muccino, ed ecco che arriva il Commissario Cotticelli, che neanche i bambini colti a rimestare nella nutella avrebbero gestito così male le accuse. È storia passata quella di Cotticelli con i sui tentativi televisivi da burla, di discolparsi. Cotticelli va via. Evviva, ci sembra di respirare a noi Calabresi. E arriva Zuccatelli, malato di covid, nemico di mascherine e pomiciata addicted. Si offende, perché il video che lo ha rivelato, dice era frutto di una conversazione privata. Come se un ladro che ruba di nascosto, è meno ladro solo per questo. Via anche lui.

Poi si parla di Gino Strada. In fondo siamo in guerra da decenni noi della Calabria. Così scelgono Gaudio e anche qui c’è letteratura da delirio e non solo per le motivazioni del suo successivo rifiuto, pare dettato da una moglie più sagace di chi lo ha scelto. Perché su Gaudio pesa un’indagine  penale in corso. Se lo Stato volava fare un gesto simbolico potente, accidenti se lo ha fatto. È davvero una questione di credibilità, che qui si è persa completamente.

A noi, popolo Calabrese, resta la scelta. Se tacere e subire, o alzare la testa, incazzarci, gettare nel cesso gli anestetici, sentire fino in fondo questo dolore, capire che andrà tutto male, se perseveriamo nel mutismo, nell’indifferenza, nel “ma sì tanto non cambia niente”. Perché è forse questo che vogliono da noi, perché la narrazione della Calabria rimanga sempre immutabile e drammatica.  

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