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E’ ufficiale: le aquile nidificano in Aspromonte. Il lavorio del Parco per proteggerle

E’ ufficiale: le aquile nidificano in Aspromonte. Il lavorio del Parco per proteggerle
aquila  Quattro coppie di aquile reali vivono in Aspromonte, svettano imperiose nel cielo della Calabria dominando i loro territori, badando bene a rendersi introvabili e invisibili all’unico predatore che può dare loro fastidio, l’uomo. Tre coppie sul versante jonico, una su quello tirrenico. Nascoste agli sguardi, dominano i loro domini mediamente larghi 86 chilometri quadrati, e, ormai scientificamente censite e registrate, fanno parte del patrimonio di 606 coppie di aquile esistenti in Italia.

Il loro sporadico apparire provoca emozione e sgomento, come racconta il dottor Giuseppe Martino, uno dei naturalisti addetti ad appostamenti e studio della fauna del Parco. Una sensazione di grande appartenenza al mondo, di gusto per la vita e la sua bellezza. Una commozione eccitata, come di chi non crede ai propri occhi. Le ali spiegate lunghe due metri e mezzo che scivolano sul vento, volteggiando nell’azzurro scrivendo cerchi che sembrano dettati da una potenza divina. L’aquila in volo trasmette una inaudita sensazione di potenza e forza miste con armonia e serenità: Zeus e la sua magnanimità divina incarnati nel più maestoso animale esistente.

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 Il lavoro paziente delle squadre di naturalisti diventa entusiasmante e arricchisce la nostra terra, documentando l’esistenza dell’aquila, già conosciuta dalla “vulgata”, e raccontata nel 1981 da Giuseppe Moschella, appassionato di ornitologia, che raccontò di una coppia nidificante nei pressi Africo vecchia.

Adesso è ufficiale: le aquile vivono in Aspromonte. Un plauso va al lavoro egregio compiuto dall’equipe scientifica del Parco Nazionale dell’Aspromonte, guidata dal dott. Siclari, responsabile dell’ufficio biodiversità. Ma ottimo è il lavoro complessivo svolto da tutti gli addetti al Parco, diretti egregiamente dal dott. Bombino, il presidente del Parco, che tanto sta facendo per la valorizzazione del patrimonio naturale.

Il primo incontro con l’aquila avvenne più di cinque anni fa. La coppia di naturalisti-osservatori composta da Giuseppe Martino e Carmelo Fiore stava osservando delle coturnici, quando all’improvviso videro uno splendido esemplare apparire da dietro una delle cime dell’Aspromonte. (Non diamo volutamente indicazioni precise dei luoghi, per preservare la tranquillità di questi animali). I due rimasero a bocca aperta per qualche istante, con l’adrenalina in corpo, fin quando il rapace non gli passò  una trentina di metri sopra la testa. Carmelo Fiore riuscì a scattare una foto, che riportiamo in questo articolo.

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Il Parco Nazionale dell’Aspromonte, insieme a Federparchi, da quel momento avviò una campagna di monitoraggio e osservazione degli esemplari (finanziato da ICCREABANCA), con osservazioni combinate, attrezzature specifiche e lunghe ore di appostamenti che alla fine hanno prodotto il risultato scientificamente provato, relazionato pochi giorni fa al dipartimento di Agraria dell’università Mediterranea dove ha ragguagliato sull’argomento il dottor Martino.

La presenza dell’Aquila Reale (e del Gufo Reale, e dei lupi, e di altri animali selvaggi e affascinanti) arricchisce la bellezza impetuosa della montagna Aspromontana. Le quattro coppie hanno nidificato in luoghi impervi, utilizzando la tecnica per la loro specie del nido “in cavità”. Con l’arrivo della Primavera ricominceranno i loro “voli a festone”, deliziando i pochi privilegiati che riusciranno a scorgerle. Le Aquile hanno una vita media di circa 35 anni, ma gli esemplari osservati non superano i 10. Le cause presunte di mortalità sono l’impatto con i fili dell’alta e media tensione e d’inverno, quando si nutrono di carcasse, di avvelenamento indiretto. Dovrebbe essere cura di tutti preservarne l’esistenza e puntare al proliferare della specie.  

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  L’Aquila Reale è un fortissimo simbolo di libertà, di maestosità e bellezza. L’Aspromonte, e tutta la Calabria, ne hanno bisogno. Teniamocele strette ed amiamole, queste aquile calabresi, ennesima sorpresa di una terra trascurata che potrebbe svettare alta ma non sa ancora utilizzare le ali.

*le foto del servizio sono state scattate da Carmelo Fiore e Giuseppe Martino.