accordati non so quante volte. Presi in giro e studiati, io l’ho
sempre ammirato per il suo coraggio oltre ogni immaginazione.
Con il suo carattere e i suoi impeti. Venne anche al matrimonio di
mia figlia. C’erano altri politici, di sinistra devo dire, che non lo
amavano molto e si defilarono. Saverio venne con me al tavolo
principale. Un segno che non me ne importava nulla di quello che
potevano pensare e credere, perché Saverio è stato sempre un
uomo di principi. Saldi, condivisibili o meno, tutti o in parte, ma
dalla schiena dritta. E lo conferma nel libro “Battaglie di libertà”,
(Pellegrini 2025) un dialogo con Francesco Kostner, con
prefazione del compianto Giuseppe Chiaravalloti e postfazione di
Claudio Signorile.
Un lungo racconto dalla sua infanzia, dai suoi genitori, da Bova
(Marina ma non Superiore, non esiste, è solo Bova), le sue
vicende giudiziarie e politiche dentro il Psi, in Parlamento. E non
le manda a dire, ad esempio, ai due magistrati reggini Enzo e
Carlo Macrì, al Pci e allo stesso Giacomo Mancini. E poi ad altri
magistrati tra i quali quelli che si occuparono dell’episodio forse
chiave della sua vita: l’attentato subito da Zavettieri nella sua
casa di Bova Marina, del quale agguato, proprio perché bruciante,
in tanti, forse in troppi, non hanno potuto, meglio dire voluto,
indagare.
L’archiviazione fu la pietra tombale del “si fa ma non si
dice”, un classico calabrese. Ma nel libro ritornano tutte le ombre
e i sospetti che fin dall’inizio Zavettieri espresse. Ricordo con
nettezza la mattina successiva all’attentato, nella sua casa a
Catanzaro, la lucidita’ del suo racconto, nel mettere i fatti uno
dopo l’altro. Fino ai colpi sparati per ucciderlo. Ma la vita di
Saverio e’ stata ed e’ tutto un susseguirsi di piccoli e grandi
episodi.
Non si è mai laureato scegliendo, da subito, la politica.
Della sua generazione si soleva dire che, chi falliva in politica,
avrebbe fatto o il giornalista o il sindacalista. Ma lui è stato
un’eccezione, perché ha fatto, e bene, sia il sindacalista che il
politico. La parte iniziale dell’intervista ricorda genitori, fratello e
sorella, entrambi scomparsi. Quindi racconta il quadro socio-
economico della regione, in particolare della provincia di Reggio
Calabria dove è cresciuto e s’è fatto le ossa. Le difficoltà politico-
sindacali di agire e di incidere nelle incrostazioni e nelle
contraddizioni della società di allora che, per certi versi, ha
scontato la coda velenosa di un riscatto appena sfiorato ma mai
scalfito del tutto.
Qualcuno (il mio amico e collega Bruno Gemelli) si è chiesto
quando si parla di Zavettieri che ci faceva un uomo di sinistra nel
giardino di Craxi? La sua risposta è stata questa: la discriminante
dell’ex deputato socialista è stata il trattamento, a suo parere
tartufesco, dei comunisti nei confronti dei socialisti. Ed è stato ed
è questo il punto di maggiore discussione tra di noi, sempre con
affetto e stima reciproci. Perchè la sinistra non riuscì mai a
trovare un punto di convergenza, dove stavano le colpe degli uni
e degli altri, chi sbaglio’ per primo etc etc.
Acqua passata solo nel periodo soprattutto in cui Saverio
divenne segretario regionale della Cgil. Dopo di lui altri due
socialisti, Alfonso Torsello e Vittorio Todaro. Zavettieri militava
nella corrente di sinistra del Psi, quella di Riccardo Lombardi e di
Claudio Signorile e quegli anni nella CGIL furono a mio avviso i
migliori, quelli in cui non c’erano ancora le scorie della diatriba
con i comunisti, soprattutto con Luciano Violante, “capo dei
giustizialisti” e quindi avversario politico n 1 di Zavettieri. Ma non
solo.
Non craxiano della prima ora dunque ma arrivato sul fronte
della giustizia o dell’ingiustizia, a seconda di come si vede. La post
fazione di Claudio Signorile chiude il cerchio: «Un compagno leale
e generoso; determinato nelle sue convinzioni e nelle sue
battaglie; ambizioso nei suoi obiettivi; severo nei suoi giudizi».










