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L’INTERVENTO. Mandamento Jonico: lo Stato sconfitto nella guerra dei 30 anni

L’INTERVENTO. Mandamento Jonico: lo Stato sconfitto nella guerra dei 30 anni
30 anni La notte di lunedì 7 luglio  una parte consistente della “città metropolitana” è stata investita da una operazione di polizia che ha impegnato mille (1000) carabinieri ed ha portato in carcere 116 persone, circa trecento gli indagati.

Secondo gli inquirenti la ndrangheta controllerebbe tutto: “gli appalti, l’edilizia pubblica, quella privata, le elezioni, guadagna  sugli stessi beni che le sono stati confiscati, regola con i propri tribunali i rapporti fra gli associati e fra i clan, istruisce processi, commina sanzioni, arriva perfino a “regolare” le relazioni sentimentali di giovanissime figlie di boss, punendo ex fidanzati stufi o fedifraghi.”

«I metodi che abbiamo individuato sono diversi – spiega il comandante della seconda sezione investigativa del Ros, Roberto Sabatino –. C’è l’infiltrazione nelle amministrazioni comunali, che lascia come innumerevoli turbative d’asta attraverso il metodo dei “lavori di somma urgenza”, il controllo di forniture, l’imposizione di manodopera e materiali a ditte compiacenti, o ancora la fittizia intestazione di società usate per accaparrarsi l’appalto, magari grazie ad un accordo premio con avversari o concorrenti».

Le cosche sarebbero state impegnate finanche nella costruzione del nuovo  tribunale di Locri.

Che volete di più?

I giornali calabresi hanno dedicato all’operazione brillante e splendente le prime pagine. I quotidiani nazionali non sono stati di meno.

I canali  Rai hanno  trasmesso le notizie relative all’operazione “mandamento Jonico” come seconda notizia, dopo gli eterni “migranti” e prima dell’ennesimo test del Nord Corea che potrebbe scatenare una guerra atomica.

Viene spontanea una domanda:  ma… non sono passati più di  trenta anni da quando lo Stato avrebbe  dichiarato guerra alla ndrangheta?

La ”guerra dei trent’anni”  viene ricordata come una delle più lunghe della storia. In Calabria, dopo lo stesso tempo, siamo ancora all’inizio.

Sfogliate i quotidiani di trenta anni fa,(io l’ho fatto)  individuate personaggi, “famiglie”, circostanze, metodi, contesti,  finanche le parole, e constaterete con i vostri occhi che tutto è- sostanzialmente- come allora. Sono cambiati molti “soldati”, è stato sostituto qualche “ufficiale”, le faide hanno messo fuori combattimento molti “protagonisti”, ma il film è sempre uguale.

Continuano a proiettarci “La corazzata Kotiomkin” è noi continuiamo a far finta di commuoverci!

Scorrete i nomi degli arrestati  nell’operazione “mandamento Jonico” ed, in molti casi, ritroverete “personaggi” ed “interpreti” di vicende antiche.

Accanto a loro molte timide “comparse” di alcun rilievo, molto spesso giovanissimi indagati per qualche giornata di lavoro agricolo.

Un vecchio di 92 anni è stato “fermato” perché sarebbe il capo mafia. Sia detto sommessamente e con il dovuto rispetto ma  a 92 anni che bisogno ci sarebbe stato di ricorre al “fermo”?

Un ragazzino di appena 15 anni  si dimostra  affascinato dalle gesta di un capo cosca. Un giovane rampollo di ndrangheta, novello Luigi XIV, esclama “qua lo stato sono io”!

Mettete insieme le cose che abbiamo finora  detto e domandatevi: cosa significa tutto ciò?

Una sola cosa: la lotta alla ndrangheta- questo tipo di “lotta”- è miseramente fallita. Ha fatto la fortuna di pochi, anzi di pochissimi, ma è fallita. Non poteva che andare così e le classi dirigenti ne hanno avuto sempre la piena consapevolezza.

La ndrangheta non nasce sotto il cavolo ma è figlia di un modello di società e  del degrado, figlia della rimozione della sempre più drammatica “questione sociale”. Simbolo dell’abbandono della Calabria. Se  non si interviene, e seriamente, su queste punti tutto il resto è fuffa.

Non si combatte la ndrangheta con gli istituti di pena che formano i quadri mafiosi; non la si combatte spendendo in repressione più che nella sanità, nel lavoro, nella scuola, nella cultura.

Quando, nel mese di luglio del 2017, si dice che  nella “città metropolitana”  la ndrangheta controlla finanche il respiro, si ammette che 30 anni di maxi retate, di giustizia sommaria, di scioglimenti a catena dei consigli comunali sono stati inutili.

Si certifica che operazioni accompagnate da squilli di tromba così forti da rimbombare in tutta Italia (ed anche oltre) sono state polvere negli occhi per oscurare una “politica” che, al di là degli schieramenti, nel Mezzogiorno è stata ed è fallimentare.

Non ho alcun titolo per giudicare le singole operazioni disposte dalla magistratura quindi neanche quella relativa al “mandamento Jonico”  ma mi indigna il fatto che dopo ogni “maxi retata” i giornali, i politici, gli intellettuali, gli uomini di Chiesa, continuano ad esclamare commossi come il ragionier Fracchia “quanto siete bravi voi” per poi sostanzialmente voler dire “quanto siamo bravi noi”!

Senza un minimo di riflessione. Senza alcuna voglia di analizzare i risultati. “Quanto è buono Lei….” “Quanto è umano Lei” …. esclamava Fracchia dinanzi ai suoi storici tormentatori. Fracchia vive in ognuno di noi!

La fortuna del personaggio di Paolo Villagio  è stata proprio questa. I suoi film parlano della nostra “timidezza” che in molti casi si trasforma in viltà dinanzi alle “autorità”. Un atteggiamento che ci rende personaggi goffi, perennemente costretti a subire, a guardare sempre lo stesso film ed a sottoporci ad esercizi “fisici” umilianti e stressanti.

Tradotto, e pur senza  generalizzare, è evidente che siamo sempre pronti ad applaudire le autorità regionali, i ministri, i prefetti, i questori, i vescovi, i magistrati, i presidenti, i finanche i capi mafia ed, in mancanza di questi, i loro gregari invece che metterli dinanzi alle loro responsabilità.

Non mi atteggio a “grillo parlante”,  ma, quale è il ruolo del  pensiero libero, quale sarebbe il ruolo dei giornali se non evidenziare le contraddizioni drammatiche tra la realtà e la rappresentazione che di questa  viene data ai cittadini?

Il giornalismo non dovrebbe essere un servizio dato alla gente comune, soprattutto ai più sprovveduti?

C’è una bella frase evangelica che recita “sia pur tutti, io no”!

Da parte mia, non pretendo di conoscere la verità ma non mi va proprio di continuare a balbettare con voce tremante verso tutte le “autorità”  le sillabe di Fracchia: “quanto è bravo Lei!”

Ognuno di noi è libero di dire forte e chiaro: no, io no!   Io non sono Fracchia!