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Pignatone, De Raho, Melillo e la roulette della Procura Reggina

Pignatone, De Raho, Melillo e la roulette della Procura Reggina
CSM
Un ragionamento occorrerà pur farlo dopo la mancata nomina di De Raho alla Procura di Napoli. Il valoroso magistrato resterà a Reggio, almeno per ora, e questo è un certo un bene per la lotta alla ndrangheta. Ed è anche una buona notizia per la città e la provincia di Reggio.

Ma ciò precisato, e si tratta di una precisazione importante, è difficile non mettere a confronto la stagione reggina di Pignatone con quella di De Raho. Non è solo questione di numeri, ma contano anche quelli. Pignatone venne eletto procuratore di Roma dal Csm all’unanimità ed alla seduta di investitura partecipò addirittura il presidente Napolitano. De Raho porta a casa un 14 a 9 di tutt’altro significato e, soprattutto, una sconfitta da parte di un magistrato più giovane e, obiettivamente, di minore esperienza negli uffici di giustizia.

Attingendo da qualche ben informato le coordinate del discorso, è possibile mettere insieme alcune idee.

  1. Tutti i componenti del CSM di estrazione parlamentare hanno votato per Melillo. Solo quello in quota M5s si è astenuto, come da prassi per i grillini quando si trovano in presenza di una vera rogna. L’atteggiamento unanime della politica di centro dx e centro sx verso Melillo ha smontato la tesi di quanti volevano Melillo (per tre anni circa capo di gabinetto del ministro Orlando) come un pericolo per l’indagine Consip in tutti i suoi noti risvolti politici. E’ stata la posizione di Travaglio ed altri, ma neppure i 5Stelle l’hanno recepita. Il concentrarsi unanime di questi voti su Melillo ne marca, per così dire, la caratura istituzionale e lo addita come super partes. Il presidente della Cassazione, l’autorevole Canzio, ha speso parole decisive nel corso del dibattito di ieri al Csm in favore di Melillo, assimilando il pregiudizio per la sua estrazione “governativa” a quello che aveva investito Giovanni Falcone e Loris D’Ambrosio (il consigliere del presidente Napolitano, morto nel mezzo delle polemiche per il caso Mancino e per la cui improvvisa scomparsa il Quirinale espresse “atroce rammarico”). Un paragone non da poco, come è facile immaginare.
  1. Obiettivamente questa volta le spartizioni correntizie del Csm, tanto esecrate quanto devastanti, non c’entrano nulla. Le correnti dei magistrati si sono spaccate al loro interno e ben due componenti della corrente di militanza di Melillo gli hanno votato contro, proprio in ragione del suo mandato governativo. La stessa cosa ha fatto la corrente di Cosimo Ferri, ora sottosegretario alla giustizia, divisa tra Melillo e De Raho.
  2. Non è bastato a De Raho aver ben agito in Calabria e neppure la (certo fortuita) coincidenza tra gli arresti sulle stragi di ndrangheta-mafia e il voto al Csm gli è valsa uno scatto decisivo verso la vittoria. La presenza a Reggio del procuratore nazionale, il napoletano Roberti, era un chiaro endorsement in favore di De Raho e voleva marcare l’importanza decisiva della coraggiosa inchiesta. Ma i voti sono rimasti quelli e la distanza con Melillo è, anzi, aumentata nelle ultime ore con la defezione di un paio di voti in favore dell’avversario di De Raho.
  3. E qui la questione riguarda Reggio e, più in generale, la Calabria. Par chiaro che dopo la partenza di Pignatone da Reggio il tanto vituperato “cono d’ombra” ha nuovamente rabbuiato la lotta alla ndrangheta. Il passaggio di Pignatone alla procura della Capitale ha comportato il trasferirsi di ogni attenzione verso Roma e sono ancora roventi le polemiche sull’esito del processo “Mafia Capitale”. Polemiche, si badi bene, che a ben guardare non riguardano tanto le sorti di quell’inchiesta, ma le enormi ricadute mediatiche che essa ha avuto in Italia e, soprattutto, all’estero. Roma è sembrata Bogotà e Pignatone si è molto speso per addossare alla stampa la responsabilità di una campagna mediatica «non voluta dalla Procura di Roma».
  4.  Un tratto, in ogni caso, accomuna la parabola di Pignatone e quella di De Raho a Reggio. Entrambi, dopo poco tempo, hanno chiaramente fatto sapere di volere andare via e hanno compiuto gesti concreti per farlo. Pignatone era, allora, in pole position anche per Napoli, mentre De Raho ha chiesto di andare a Napoli o a capo della Procura nazionale. A Reggio si dura poco e c’è da chiedersi come mai. Un punto è che Reggio sconta, comunque, una condizione periferica rispetto all’assetto del potere giudiziario, politico e mediatico nazionale che le pur importanti inchieste non scalfiscono. Un secondo dato è la progressiva perdita di appeal del tema “ndrangheta” sulle prime pagine dei giornali e dei telegiornali italiani, per non dire del crollo verticale di attenzione da parte della stampa straniera. Sono passati dieci anni dalla strage di Duisburg ed all’estero hanno da tempo parecchie perplessità sulle analisi italiane a proposito della ndrangheta come Spectre mondiale. Molti convegni, libri, interviste, ma pochissimi risultati e tutti non significativi dell’invasione tanto temuta.
  5. Il procuratore Gratteri non perde occasione per lamentare il doppio scippo di cui è rimasto vittima negli ultimi anni. Il posto di ministro della Giustizia e quello di procuratore a Reggio. Ha ricordato la propria mancata frequentazione dei salotti della politica e di avere ricevuto da vari esponenti di grande rilievo delle istituzioni attenzioni quanto meno contrastanti. Gratteri a Reggio ci sarebbe venuto e ci sarebbe rimasto del tutto volentieri, ma non è andata così. Nello scacchiere della magistratura italiana Reggio era stato percepito come un trampolino di lancio verso altre sedi (e non solo per i giudici). La battuta d’arresto di De Raho rompe un incantesimo durato, invero, molto poco. Prima dell’esperienza di Pignatone non si ricordano grandi salti dalla procura di Reggio e ruoli di grande prestigio nazionale.  Il procuratore De Raho, con ogni probabilità, andrà a capo della Procura nazionale a Roma. Ma non era quella la partita in gioco. La Procura di Napoli è la più grande procura d’Italia. Melillo, bocciato in malo modo per Milano, ha avuto la sua rivincita proprio su Napoli.
  6. Certo De Raho potrebbe attendere il non lontano pensionamento di Pignatone e tentare di chiudere la carriera con la scalata a Roma. Ma l’inciampo di ieri potrebbe complicare quella prospettiva ed il dibattito in Csm, secretato in una lunga parte per ragioni di riservatezza, potrebbe essere stato parecchio usurante.