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Aurora Elisa Giuliana, le tre donne del motocross calabrese (le foto)

Aurora Elisa Giuliana, le tre donne del motocross calabrese (le foto)
motocross   Elisa parla veloce. Osserva il mondo  con occhi grandi da civetta, mobili e attenti a ogni reazione. Ha le gambe lunghe, un corpo da gazzella, i capelli rasati con ciuffi colorati sparati sulla testa. Parla senza fermarsi, le parole fluiscono senza filtri e ama raccontarsi. Elisa è una donna di trentaquattro anni, è sposata, ha due figli a cui insegnare una visione in questa vita complicata, è infermiera e ha una passione innamorata per il motocross. Un amore sempre a un passo dal conflitto, perché è donna, perché è madre, perché la Calabria.  Ha frequentato per  un anno una scuola per imparare. Il sacrificio fisico non la spaventa. Ha sempre praticato sport di sudore e fatica, di concentrazione e resistenza.  E poi è una donna. Lavora, cucina, cresce i figli, ha un marito, è un infermiera dentro la nostra sanità che affatica di troppe ore i suoi dipendenti.
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La differenza tra il lavoro di infermiere e il motocross, dice Elisa, è una questione di numeri. Nel primo caso hai la responsabilità della vita dei pazienti, sulla moto è solo la tua vita che metti in gioco. Puoi perdere, ma puoi anche romperti l’osso del collo. E lei si allena. Si allena nella vita, in palestra e poi gareggia con gli uomini. Perché il motocross è un mondo popolato dai maschi con cui a volte deve fare i conti, per superare stereotipi, diffidenze, facili battute di chi sente il proprio territorio invaso. Allora lei si allena, non demorde, abbatte le resistenze e gioca con la sua femminilità sfrontata che non vuole diventi un limite, che non ha paura di svelare anche davanti un obiettivo fotografico, come il giorno in cui ci siamo incontrate.

Aurora ha 12 anni, è minuta, parla poco e sorride con occhi da furetto. La incontro al Crossodromo di Motta San Giovanni. Una pista di terra che guarda lo stretto di Messina. C’è anche Elisa alla sua prima gara. Aurora quando aveva cinque anni, è stata ammaliata dall’incantamento di una gara di motocross in televisione. Da quel giorno è salita sulla moto e ha capito che quella originale visione casalinga, era qualcosa in più di un mero divertimento da osservare in TV. Per lei il motocross è felicità, la felicità dei bambini che spiegano che non ci sono parole per dirla. E’ la cosa più bella che faccio, afferma. E il suo appagamento lo raccontano gli occhi e il modo sicuro con cui si muove in quel luogo di attese prima della gara chiamato Paddock, che per lei è casa.
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Giuliana viene da Soverato per gareggiare. Ha 18 anni, la voce fluisce senza fretta. A nove anni per scherzo è salita su una moto. La sua passione è nata così, da uno sberleffo, da un giocattolo a due ruote usato anche dal padre. Succede con i grandi amori. Ti si piazza tra le mani e ti entra nella testa una visione, e poi non te la levi più. Per Giuliana il motocross è adrenalina, ma è anche uno sport che le sta insegnando la disciplina e a percepire sul corpo e nel tempo il sacrificio giustificato dalla gioia della gara che lei vive come un divertimento, con la leggerezza del volo a due ruote, con l’allegria della sua giovinezza acerba, impastata di polvere e libertà.

Elisa, Aurora e Giuliana, sono le uniche tre donne del motocross Calabrese. Qui i luoghi dove allenarsi e le scuole sono quasi un miraggio.  Eppure è italiana la campionessa mondiale nelle gare femminili, di uno sport considerato per pochi.
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Le tre Calabresi delle piste terrose, gareggiano con gli uomini, abbattono gli stereotipi e le diffidenze. In pista siamo tutti uguali dicono e hanno ragione. In pista Elisa, Aurora e Giulia non le riconosci. Si confondono. Sembrano tutti dei giovani Actarus, rivestiti come sono di tuta, imbottitura e casco. Il suono potente e arrotato dei motori ti avverte che le gare stanno per iniziare, che Actarus e i suoi cloni stanno per partire. Chi fa il tempo migliore vince. Bisogna essere veloci, concentrati, attenti agli avversari in pista, bisogna essere ardimentosi e non avere paura di osare. Che detto così, pare proprio una roba da donne.

*foto di elvira costarella e giuseppe profeta