Direttore: Aldo Varano    

L’INTERVENTO. Io, il Gorilla e il terremoto

L’INTERVENTO. Io, il Gorilla e il terremoto
gorilla Anni fa mi ritrovai a girare per lo zoo di un circo, guardando con tristezza (e, lo ammetto, curiosità) gli animali rinchiusi in gabbie e recinti più o meno grandi, sempre troppo piccoli rispetto al mondo.

C’era, tra le altre, la gabbia del gorilla dove vivevano prigionieri due enormi esemplari, credo fossero maschio e femmina. Uno dei due era sdraiato in terra vicino alle sbarre, in una posa che non esito a definire umana. Per un attimo pensai che non fosse possibile che un uomo stesse prigioniero in tali condizioni; solo per un attimo, poi realizzai che era un animale, e pensai che non fosse possibile che un animale stesse prigioniero in tali condizioni. Il gorilla mi guardava (almeno credo, aveva lo sguardo rivolto verso di me) con espressione triste, ed a un certo punto si portò la mano al mento, come se stesse pensando a qualcosa di particolare. L’imponenza dell’animale m’indusse a domandarmi cosa avrei fatto se me lo fossi trovato davanti libero, e giunsi subito alla conclusione che non sarei scappato, anzi, gli avrei teso la mano in atteggiamento amichevole; non mi faceva paura. Conclusione troppo veloce per non essere sospetta di esagerazione e per questo continuai a rimuginarci sopra girando per lo zoo, ma sempre con lo stesso risultato. Mi convinsi definitivamente quando feci lo stesso ragionamento con un leone e una tigre: con loro sarei assolutamente scappato, sperando di farcela.

Non mi ero esaltato quindi, il gorilla m’ispirava fiducia, simpatia, porca miseria lo dico: credo che ci fosse empatia almeno da parte mia. Suggestione o no, l’esito di quel ragionamento era, se vogliamo, sconvolgente seppur privo di prova reale, e mi portò nelle mie elucubrazioni a ragionare sulla paura.

Per esempio l’incubo è per definizione spaventoso, terrificante, comunque destabilizzante. I miei incubi sono sempre senza capo né coda: situazioni impossibili da gestire usando la razionalità e per questo terrificanti.

Il gorilla mi è istintivamente familiare e non mi fa paura, quindi non me ne preoccupo, ma è anche vero che gorilla liberi difficilmente ne incontrerò nella mia vita, per me fa parte di un mondo virtuale.

L’uomo vive nel mondo reale, la razionalità è essenziale per affrontare con successo ciò che ci spaventa; in mancanza di razionalità la paura si trasforma in terrore o addirittura in fobia; terrore e fobia non sono gestibili, portano al caos. 

Non conosco l’oggetto, l’oggetto mi minaccia, ne ho paura, cerco preventivamente di difendermi o di scappare. Oppure: non conosco l’oggetto, l’oggetto (per il momento) non mi minaccia, ma proprio perché non lo conosco l’oggetto mi preoccupa, devo conoscerlo e prendere provvedimenti per difendermi qualora mi minacciasse. 

Oppure ancora: non conosco l’oggetto, l’oggetto non mi minaccia e non mi preoccupa, lo ignoro e faccio i cavoli miei fino a quando mi minaccia e solo dopo cerco di prendere provvedimenti, o molto più probabilmente me la faccio sotto e forse ci lascio le penne. 

Paura e/o preoccupazione dovrebbero portare l’uomo ad agire preventivamente e razionalmente prima che gli stessi si trasformino in terrore o fobia.

La beata ignoranza, l’ottusità, il “...m’incrisciu e mi ‘ndi futtu e tutti i cosi sunnu fissaria…” di Giuntiana memoria lo portano invece al punto di avere terrore di tutto quanto non conosce ed ha ignorato pur essendo al corrente della sua esistenza, nel momento in cui questi si manifesta, terremoto compreso.